Il territorio: le Langhe

La coltivazione del Nebbiolo in questa zona ha origini molto antiche: secondo alcuni furono i Galli i primi ad essere attratti dal vino Barbaritium e per questo giunsero in Italia; altri sostengono che il Barbaresco derivi il suo nome dai popoli Barbari che causarono la caduta dell’impero romano. Altri ancora sostengono che  i Romani, grandi diffusori della viticoltura, arrivati nel territorio del Barbaresco tagliarono le foreste di querce sacre a Marte e piantarono le viti.

Storicamente parlando sappiamo invece che la zona di Barbaresco è stata abitata fin dalla preistoria. In quel periodo però non si sarebbero potute ammirare le belle e fertili colline oggi patrimonio unesco. Quest’ultime erano invece coperte da fitti boschi con qualche raro spazio verde lungo le sponde del fiume tanaro e qui vi dimoravano a partire dal 2000 a.C. circa, le popolazioni barbare del Liguri Stazielli.

Si trattava di popolazioni, rudi e forti, che credevano in un divinità chiamata “martiningen” (dal quale, probabilmente, deriva il nome dlell’attuale cru di Martinenga) alla quale avevano dedicato una foresta “sacra”. Questa divinità rappresentava la forza e con l’arrivo dei romani quest’area venne dedicata a Marte, il Dio della guerra.

Geologia

Ma non è solo la storia umana ad essere antica, lo sono anche i terreni.

Dal punto di vista geologico, le Langhe hanno origine nell’Era Terziaria o Cenozoica, iniziata quasi 70 milioni di anni fa. La marna tufacea bianca caratterizza il comprensorio di produzione, sulle colline alte a dominare il fiume Tanaro. Il terreno di cui è composto il territorio nella sua massima parte appartiene a quella formazione geologica che si chiama “terreno tortoriano”, uno dei 14 strati dai quali è formata la pila dei terreni sedimentari che compongono il bacino terziario del Piemonte. Il terreno tortoniano è caratterizzato da marne e sabbie straterellate. Queste marne sono di un colore grigio-bluastro, non molto resistenti e danno luogo a colline biancheggianti piuttosto basse e rotondeggianti, che sono molto favorevoli alla coltivazione della vite.

Durante l’Oligocene infatti il Piemonte, come tutta la Pianura padana, è coperto dal mare; questo “bacino terziario piemontese” confina, a sud, con le Alpi Marittime e con il basamento di quello che sarà l’Appennino.

Alla fine del Miocene invece, il Mediterraneo è un mare praticamente isolato dall’Atlantico; l’evaporazione, non compensata dai riflussi atlantici, porta alla formazione di notevoli banchi evaporitici (gessi) e all’emersione delle basse colline di Langhe e Monferrato.

Nei gessi presenti fra Cherasco, Verduno, Guarene, Castagnito, Magliano, si trovano banchi di marne, ricche di fossili marini e vegetali, prova di un clima praticamente tropicale.

Il Pliocene segna infine la transizione fra Era Terziaria e Era Quaternaria; in questo periodo si ha la definitiva scomparsa del “mare Piemontese”, che lascia il posto a una vasta pianura, per molto tempo paludosa, in cui, a seconda delle oscillazioni climatiche, trovano il loro habitat elefanti, cervi, mammut, iene, ghepardi.

Le progressive spinte, verso nord, del continente africano provocano il lento sollevamento del territorio, disegnando gli attuali sistemi collinari; il raffreddamento del clima porta all’alternanza di periodi aridi e periodi umidi nel corso dell’anno.

La bassa altitudine delle Langhe non ha consentito l’avanzata dei ghiacciai, ma sono presenti accumuli di löss, limo argilloso, prodotto da fenomeni di erosione, trasportato a grandi distanze da venti impetuosi, che spazzavano la pianura.

Più specificatamente nella zona del Barbaresco si possono individuare due tipi di terreno prevalenti: le “formazioni di Lequio” e le “marne di sant’agata”. Le prime sono presenti a Treiso, San Rocco Seno d’Elvio, Neive (nella parte più a sud). Le secondo invece a Barbaresco e la parte nord di Neive.

I Comuni:

Il territorio entro il quale è possibile produrre il Barbaresco DOCG è composto da 4 soli comuni:
Alba (fraz. Di San Rocco Seno d’Elvio), Barbaresco, Neive e Treiso per l’intero territorio comunale.
Secondo il disciplinare del Barbaresco pone un limite di altitudine e di esposizione.
È inoltre vietato impiantarlo a nord, nei fondovalle e in terreni pianeggianti. I 763,19 ettari che compongono la zona di produzione sono così suddivisi: 249,19 ettari a Barbaresco, 280,62 ettari a Neive, 46,49 ettari a San Rocco Seno d’Elvio e 186,89 ettari a Treiso.

Foto del 1940 Torre di Barbaresco - Stemma della famiglia Visconti di Milano

Cenni storici della torre

La storia della Torre di Barbaresco è lunga e affascinante. Non sappiamo tutto e quindi molti passaggi storici ci sono ancora oscuri…
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