Mondi Lontanissimi di Andrés Avré
Inaugurazione e apertura mostra: 21 marzo 2025
La pittura di Andrés Avré è come un’apparizione: una macchia di colore che sbuca improvvisa in alcune tele, un raggio di sole che cattura, seduce e poi, d’ incanto, s’attenua, si trasforma, assumendo anche cromaticamente contorni più soffusi, quasi un segno dark nell’inquietudine di una vita, della sua vita.
Non c’è nulla di casuale nel suo percorso umano e artistico. Semplicemente Andrés ha lasciato depositare le emozioni dei giorni, dei mesi, degli anni, in un crogiuolo di sentimenti che sono diventati colori. La trasformazione della materia, appunto: quella che prima di lui ha tormentato anche grandi protagonisti della pittura italiana del Novecento, fino a far parlare di “poesia della materia”, come capitò per esempio al perugino Alberto Burri.
Senza per forza voler rimandare alle dotte citazioni di un Umberto Eco, che, parlando di “estetica della trasformazione”, si spinse fino ai meandri più reconditi della “Poetica” aristotelica. In Andrés tutto torna e tutto scorre in questa armoniosa sequela di rossi, arancioni, ocra, alternati alle più imprevedibili sfumature di grigio, fino allo scuro tenebra: come se dalle faville dell’alba si arrivasse all’inquietudine della notte.
La metafora neppure troppa nascosta del mistero della vita, per un artista che non insegue – per sua stessa definizione – il successo commerciale.
Ma che ha già sedotto colonie di ammiratori in tutto il mondo, partendo dalla Langa e arrivando fino all’America o alle Americhe, passando per il Nord Europa fino al Giappone.
E (guarda caso, o guarda il caso…) a queste terre una volta aspre e ora rese più mansuete dal benessere economico, Andrés dedicò anni fa la sua prima collezione Materialia presentata a Monforte d’Alba fra vigne e colline erte, in un trionfo di colori che sbocciavano verso il cielo di un artista che ha fatto della materia la sua luce.
Andrés Avré
Nato a Torino nel 1966, è un prolifico ed energico pittore autodidatta con un profilo in crescita di mostre personali e collettive.
Inizialmente si esprime attraverso il linguaggio del fumetto e dell’illustrazione.
Dopo una parentesi dedicata all’audiovisivo è tornato alla pittura informale, ambiente in cui si sente veramente e autenticamente libero.
Il suo bagaglio culturale, i suoi interessi, le sue frequentazioni come il teatro, la storia e l’archeologia si riflettono nel suo lavoro che pur ha come principale riferimento culturale l’espressionismo astratto americano. Il suo processo creativo è stimolato principalmente dalla trasformazione della materia, e nasce dall’ossessione per il flusso continuo di una serie di elementi, oggetti, persone e le relazioni tra di esse.






